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L’ossimoro dell’infinito

Quando provi a nuotare in questo mare di vita, quando le attese intorbidiscono l’acqua e l’orizzonte spezza a metà la terra, se il desiderio di volare si appesantisce dell’umana provvisorietà, c’è un Cielo pronto ad accoglierti.


L’eterno attendere dell’Eterno, fino a sempre.


L’Ossimoro dell’infinito.

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Attendo

Ti cammino a fianco da mesi ormai, tra il devastante chiacchierio della gente, nell’imbroglio di questa realtà, in un tempo che scivola sul tuo come lastra trasparente che per capirne la posizione devi guardarne un lato.


E attendo, la fine.


Come quando un pugno infrange il vetro di questa finestra che s’affaccia sulla vita e lascia libero il Vento di soffiarmi dentro l’anima.

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Madre, io vorrei

rosa

Io vorrei tanto parlare con Te di quel Figlio che amavi
io vorrei tanto ascoltare da Te quello che pensavi,
quando hai udito che Tu non saresti più stata tua
e questo Figlio che non aspettavi, non era per Te.

Io vorrei tanto saper da Te, se quand’era bambino,
Tu gli hai spiegato che cosa sarebbe successo di Lui
e quante volte anche Tu di nascosto piangevi, Madre,
quando sentivi che presto l’avrebbero ucciso per noi.

Io Ti ringrazio per questo silenzio che resta tra noi,
io benedico il coraggio di vivere sola con Lui,
ora capisco che fin da quei giorni pensavi a noi,
per ogni Figlio dell’uomo che muore Ti prego così: Continua a leggere

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Passione

La mia ombra si addensa e cola pece, nerofumo si disperde nell’aria di questa Passione che non termina se non con la morte.

Ho udito grida ad est, laggiù, dove la disgrazia di esistere sembrava senza soluzione se non il calvario che giungeva al Golgota, sepoltura del primo nato, quando il leone giocava con la gazzella e gli alberi davano buoni frutti.

Ho visto gente disperarsi nell’attesa di essere ammazzati, a nord, dove il gelo consisteva nella punizione umana, se anche la Gehenna non riusciva a disgelare il cuore degli uomini, una diaspora che dura tutt’oggi.

Ho toccato le lacrime dei bambini, a sud, dove il sole è più cocente delle delusioni di qualsiasi occidentale, mi sono battezzato con il pianto interminabile della fame e della sete, di una povertà che riguarda i beni materiali, come se la terra fosse un pianeta personale, proprietà di spread e banche.

Ho assaporato il gusto amaro dell’abbandono, quando tre chiodi hanno impedito all’Uomo di esprimersi, Amore che si comprimeva all’attimo prima del big bang e ritornava a Se, il risucchio sconsolato di un vecchio che ha atteso di sorridere ed è stato tradito dai suoi figli.

Sarà passione, dolore, pianto.

Sarà l’ingratitudine a prendersi gioco dell’Infinito che attende, come il sole, in alto, che scalda buoni e cattivi.

inferno

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Credo

Credo nella perseveranza dell’Amore, nella continua proposizione del bene, nella discordante attesa del meglio.

Credo nella rivoluzione, quella vera, ciò che sta tra le parentesi della disperazione, il conto alla rovescia del tempo della guerra, le virgole messe al posto giusto per trasformare  l’afflizione in declinazione positiva.

Scelgo il “piansi e mai mi arresi”, al “piansi e mi arresi”, quel “mai” che è un cuneo tra la delusione e l’ottimismo, la zeppa che fa smettere di traballare le certezze, il tassello invisibile che tiene insieme le assi di un ponte costruito tra il rigetto e la speranza, da condividere e partecipare.

Credo nell’Amore, legge di sopravvivenza, rivoluzione che sovverte se stessa, antitesi e tesi, scommessa senza timore di perdita, veleno e antidoto, lotta per un posto tra gli eletti.

Credo in me, in te, in voi, eterni compagni di questo cammino che conduce alla verità.

Scuotetevi, svegliatevi, questa è l’ora di togliere le spine dal capo del vostro prossimo.

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Nell’attesa

Nell’attesa di divenire polvere, rastrello granelli di presenza, piccoli frammenti di realtà disattesa triturata dalla pazienza della vita. Detriti tanto sottili da divenire come cipria, maquillage di notti insonni, per coprire stanchezza e odio, rifiuti e delusioni.

Provo a soffiarci sopra e vola via, pulviscolo che un raggio di sole trasforma in mille mongolfiere che, leggiadre, volano verso il cielo. Invisibili possibilità, eteree speranze, miraggi in deserti di solitudini, e sogni, e fantasie, lusinghe a questa vita che non vuole prendere il volo.

Mi arrendo e chiudo il pugno.

Stringo il vuoto.

Il borotalco dell’esistenza s’è fatto nuvola bianca….

Macino il tempo come fosse caffè, per tenere ancora sveglie anima e coscienza.

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Il tuo nome

Se ti chiamassi diversamente, potrei pronunciare il tuo nome.

Se ti chiamassi differentemente, non so, Franca, Giuliana, Monica, potrei chiamarti a voce alta. Continua a leggere

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