Tu disegnavi fiori

Tu disegnavi fiori e io ci mettevo le radici
Io ci mettevo i fiori e tu disegnavi radici
Di fiori veri e di vere radici, fornivo i tuoi sogni
Tu disegnavi i tuoi sogni e io la nostra realtà
Avremmo dovuto avere entrambi una matita
Avremmo dovuto avere entrambi corolle e rizomi da strappare alla terra
Avevamo ciò che all’altro serviva
Restammo ad attenderci

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Un Dio innamorato

E dimmi che non l’hai amata appena l’hai vista.
Dimmi che non ti si è sciolto il cuore sentendo il suo “si”.

Nega che hai salvato un uomo corrotto, assassino, usurpatore, vandalo, disumano, affinché lei potesse continuare a stare con te in eterno.

E dimmi che non è lei che volevi quando hai creato questo universo, che non avevi in testa il suo viso, il suo corpo perfetto, la sua dolcezza, mentre dividevi l’acqua e la terra.

Così il tuo amore per lei ha permesso la nascita di un uomo senza nemmeno sfiorarla, se non con l’amore spropositato di un Dio innamorato.

Tu l’hai voluta, tu l’hai avuta aspettando il suo consenso, perché quando si ama si rispetta.

Tu, un Dio innamorato.

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E disegno cuori

Dormo il sonno di chi non sa dormire.

Fumo sogni uno dietro l’altro e spengo mozziconi nel posacenere del tempo.

Bevo sorsi di felicità e mi ubriaco di speranze, fino a quando la realtà si diluisce nell’impalpabile Tua presenza.

Mangio attesa e dolore, bulimica consistenza della Tua assenza, e mi sazio di oniriche certezze a occhi aperti.

Straccio le vesti di questa esistenza e resto nudo, un pazzo che corre per le strade del mondo e grida che l’impossibile sarà realtà.

Cammino a piedi scalzi sui vetri rotti di una finestra che s’apre su questa mia mattanza di sentimenti, e il mio sangue disegna cuori, le orme della mia anima.

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Credo

Credo nella perseveranza dell’Amore, nella continua proposizione del bene, nella discordante attesa del meglio.

Credo nella rivoluzione, quella vera, ciò che sta tra le parentesi della disperazione, il conto alla rovescia del tempo della guerra, le virgole messe al posto giusto per trasformare l’afflizione in declinazione positiva.

Scelgo il “piansi e mai mi arresi”, al “piansi e mi arresi”, quel “mai” che è un cuneo tra la delusione e l’ottimismo, la zeppa che fa smettere di traballare le certezze, il tassello invisibile che tiene insieme le assi di un ponte costruito tra il rigetto e la speranza, da condividere e partecipare.

Credo nell’Amore, legge di sopravvivenza, rivoluzione che sovverte se stessa, antitesi e tesi, scommessa senza timore di perdita, veleno e antidoto, lotta per un posto tra gli eletti.

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Il mistero (estratto)

Allora chiederò il perdono per l’uomo, il sorriso sul viso degli assassini, la pace a chi genera odio, la guarigione per i figli ammalati d’opulenza.

E per questo occidente ottuso e cieco, la grazia di comprendere il valore di un titolo di borsa, carta straccia che annienta popoli e affetto, uno sputo in faccia alla povertà che si inventa la diaspora per sopravvivere.

Buon mese della Madre

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Fotografie

Guardo fotografie mai scattate, attimi che la vita ha consegnato all’eternità, scampoli di sdegno o felicità, pellicola che il tempo non sbiadisce.


E restano segreti, racconti, parole che si affannano a cadere dalle labbra per ruzzolare all’orecchio di chi ascolta.
L’orologio è un’artista che forgia l’inesistente fino a renderlo presente per poi prendersi beffa di se stesso dopo un tictac, lo scatto di orgoglio del futuro, di ciò che sarà e nessuno conosce fino al momento in cui accade.


Mi illudo anche io di vivere il passato e il futuro, come se ciò che sono non sia altro che un continuo divenire, e fermo i fotogrammi di questo film in bianco e nero, scatto fotografie che nessuno mai vedrà, rivedo ciò che un giorno mi rese felice e letti sfatti dalla morte, dolorosi minuti che squarciarono le certezze e resero a brandelli la volontà di esistere.

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Attesi

Aspettai nove mesi, 45 settimane, prima di vedere la luce.
Nacqui brutto, scuro di pelle, magro ma con due occhi grandi per guardare meglio il dolore del mondo.

Mia madre disse, ancora poche settimane e potrai abbracciare il tuo fratellino, e a me già brillava il cuore.
Poi nacque, diventò grande e se ne andò.

Mio padre in poche settimane andò via, quando l’amore per me l’aveva già dichiarato, dopo 18 anni di attesa.
Masticavo dolore e fatica e quelle poche settimane sembrarono anni.

Il medico qualche mese fa mi disse, il dolore alla schiena sparirà in poche settimane, e ancora oggi mi tormenta.

E settimana dopo settimana scorre veloce questa vita, nell’attesa di altre settimane da aspettare.
Come un gatto in agguato sta la speranza del presente in cui possa realizzarsi ciò di cui ogni uomo ha bisogno: la sostenibile leggerezza di vivere senza necessità, ciò che ci rende liberi di assaporare la felicità scarnificata dal delirio della disperazione.

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Quando sogni

Quando sogni, fallo in piccolo.
Quando speri, attendi che le illusioni la incontrino prima di te.


Pensa che sei parte di un pulviscolo infinito, un granello talmente piccolo che la massa enorme dell’immenso, nemmeno considera.
E perditi
Dimenticati
Il tempo finirà prima o poi.
Ciò che resterà di te, sarà il nulla che hai meritato.


E se il confine tra la disperazione e il trascurabile è tangibile, allora mettiti in un angolo e aspetta.


Lei arriverà prima o poi, lei ti accarezzerà gli occhi e non saprai più vedere
Il dolore
Il pianto
L’afflizione
L’ingenuo pensiero che tu rappresenti qualcosa che non sia il nulla.

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Prego

Feci una scelta, essere uomo tra gli uomini.
Dio mi diede un superpotere, restare in vita nonostante tutto.


E mentre mani meno fortunate di me confezionano panettoni per la festa del Messia, io prego per loro, per chi si sazierà nell’attesa del ritorno, per chi non ha il coraggio di sottrarsi, per voi che avete spento le luci della speranza buttando via la vita tra moderne balere e parole elettroniche.


Per voi, che vi coprite con la coperta della menzogna e vi riscaldate al fuoco fatuo del possesso materiale.
Per voi che della pietà ne fate canestri da donare dimenticando che carità e pietà sono ossimori pericolosi quando l’amore manca.


Prego per voi, io che nemmeno lo riconosco il vostro Dio, il mio mi aspetta per darmi un tetto e un pasto caldo.

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Impara

Impara poesie a memoria,
non come me che mischio versi a casaccio.

Impara a suonare per bene,
non come me che strimpello canzoni.

Impara a fare di conto,
non come me che sbaglio le addizioni.

Impara a lamentarti del tuo dolore,
non come me che sorrido e lavoro.

Impara ad amare a metà,
non come me…
e stendi le rughe che ti rendono vecchio,
non come me.

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