L’attesa dell’assenza

Ma tu, dimmi cosa altro vuoi da me?
Ti sei preso i miei 60 anni, un padre di 50 anni, una madre che tutto meritava tranne la sofferenza dei suoi ultimi giorni, un fratello morto da vivo, una casa, una miriade di amici.
Mi hai offerto tradimenti, spalle girate, povertà e nessun talento se non quello della finzione che tutto vada bene.

E dimmi quanto al chilo li fai quegli stralci di felicità che di tanto in tanto dovrebbero spianarmi la strada verso di te, che in salita, io, non ce la faccio più, che vedo gli altri andare su con motori potenti.

Allora perché non abbandoni l’idea delle pecore smarrite e rivolgi lo sguardo a chi ha obbedito al comando di stare nell’ovile?
Perché mentre tu uscivi a cercare quella bestia persa, io mi allontanavo quatto quatto e tu non te ne accorgevi e io maledivo di non essermi smarrito così da avere la tua attenzione e una tua carezza.

E ora sono qui, nel buio di questa notte ad attendere che la luna mi faccia compagnia e che la paura sublimi un secondo prima di abbandonarmi alla tristezza della tua assenza.

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