Sabato sera

Bisognava affrettarsi, il tempo correva veloce, tra poco avrebbe udito il rombo del motore e lo strombazzare del clacson, lui sarebbe arrivato e se non  fosse stata  pronta, l’avrebbe annoiata per tutta la serata con quella fissa della puntualità.
Un trucco leggero e una pettinata veloce, lo spray colorato, giusto una ciocca, quella davanti, il gel avrebbe completato il lavoro.
Accadeva sempre così, il sabato sera, quel benedetto giorno che pareva non volesse mai spegnere il sole per accogliere la notte: “Perché è di notte che si vive”.
Giusto il tempo per una smorfia allo specchio poi, veloce per le scale, non prima di aver salutato i genitori: “Ciao mamma, ciao papà, io vado”.
“Ricordi quando tutto questo non era possibile?”
“Si, un sacco di storie per una innocente evasione”.
Il parcheggio era già quasi pieno, i lampioni dalla luce arancione lo facevano apparire come un simulacro di ferraglia, mentre le carrozzerie scintillanti, tirate a lucido per l’occasione, rendevano il paesaggio meno spettrale di quello che realmente era.
All’ingresso un cartello a caratteri cubitali recitava: “Vietato l’ingresso ai minorenni”.
All’interno, subito dopo la “sala della fila”, dove si lasciavano le generalità e si ritirava un numero per il turno, un ampio salone con al centro un totem che sfiorava l’alto soffitto azzurro, tutto intorno stanzette con tende di velluto rosso alle porte, per assicurare la privacy, massimo tre persone per ognuna. Una proiezione olografica scriveva sulle quattro mura: “Vietato Fumare”. Immagina cosa sarebbe successo se ognuno dei quattrocento avventori avesse acceso una sigaretta.
“Dai, chiama il nostro numero”.
“Non essere impaziente, piccola, dobbiamo aspettare ancora cinquanta persone. Te lo avevo detto di fare presto!”
“Domani compio gli anni, divento più vecchia”.
“A dodici anni non puoi dire di essere vecchia”.
Sorrisero e si presero per mano mentre sorseggiavano un brandy offerto dalla casa.
Alle tre del mattino erano ormai sfiniti, la strada per tornare sembrava non terminare mai.
“Questa volta mi ha fatto un po’ male il braccio, non ha preso subito la vena”.
“Pensa che una volta tutto questo non era possibile, non si era liberi nemmeno di drogarsi e si diventava maggiorenni a diciotto anni, che noia!”

28 commenti

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28 risposte a “Sabato sera

  1. Sconvolgente, e purtroppo, non so se futuribile… la gente ha una strana idea del progresso, sembra corrispondere a distruggere la Terra, la famiglia, se stessi…

    L’unica fortuna è che sempre, regolarmente, a un grande Male si contrappone un grande Bene: l’eterna lotta…

    Rimane però il rimpianto di quando i bambini erano bambini, quello sì, rimane. Le dodicenni coi calzettoni che sognavano il principe azzurro forse erano troppo ingenue, ma vederle adesso, tutte piercing e canne, raccontare di giochini sessuali… veramente non ci resta che piangere! 😦

  2. Si Diemme, oggi quando parli dei valori ti fanno sentire un matusalemme e in virtù di una libertà che non libera si sta attuando la più grande distruzione del genere umano che sia mai avvenuta. Tutto perde di significato secondo alcuni, anche alcuni sostantivi che sembrano essere diventati offensivi… Mamma, Papà, un giorno saranno parole che faranno sorridere i nostri figli.

  3. misteria

    Non voglio credere che tutti i giovani di oggi siano senza principi. Non lo voglio credere, e non ci credo.

    Ricordo quando ero ragazzina io, una lotta continua per ottenere quello che oggi è diventato banale e scontato. Oggi tutto è diventato scontato.

    Forse i genitori hanno perso il loro ruolo di genitore. Forse la società o forse questi figli a cui tutto è dovuto glielo hanno impedito. O forse loro stessi hanno voluto perdere questo ruolo. Non tutti. Non tutti.

    I principi esistono ancora e tanta gente ci crede.

    Quando in chiesa vedo tanti giovani mi si riempie il cuore di gioia.

    Una fiammella c’è. Lottando insieme per il grande fuoco.

  4. Una fiammella c’è, magari è vero, ma è cosi flebile che se non facciamo qualcosa potrebbe spegnersi…faccio parte della vecchia generazione, o almeno di quella che con la mente è ancorata ai valori e con il corpo si ritrova in questo mondo allucinante, con un bambino di 8 anni a cui non so cosa dire e a cui tutto potrebbe sembrare pericoloso…ma capisco anche che non si può vivere con la luce rossa del pericolo accesa in ogni istante della giornata o si entra nel terrore totale…
    non so di preciso cosa sia meglio fare anche se mi rendo conto che non è semplice vivere così.
    Mettere al mondo un bimbo oggi…magari ci si pensa 30 volte o forse di più…ma poi si fa lo stesso e si spera che tutto vada bene rimanendo ancorati ai vecchi valori e cercando con tutte le forze di trasmetterli.
    Baci kate

  5. No misteria, non voglio fare di tutta l’erba un fascio. Voglio solo mettere in risalto questa deriva del genere umano verso l’autodistruzione.

    Profondo il tuo commento, grazie.

  6. Si Kate, bisogna assolutamente cominciare a fare qualcosa. Stavo pensando a dei gruppi d’incontro per adolescenti nel mio paese.

  7. La musica e lo sport sono ottimi strumenti per attirare i giovani e li possono forgiare sotto la luce di ottimi valori esistenziali…

  8. Sarebbe fantastico, in molti posti stanno cominciando in vari modi a sensibilizzare i ragazzi…forse farli entrare nel vivo delle conseguenze e non dell’azione è un modo saggio oltre che pratico ed efficace.
    Mi associo all’idea.
    🙂

  9. No Ambra… la musica e lo sport sono attività quotidiane dei ragazzi, non credo possano fare molto. C’è bisogno che i ragazzi siano aiutati a riflettere, bisogna mettergli i dubbi nella testa, perchè è solo dubitando che si comincia a ragionare con la propria testa, formando in questo modo una coscienza critica.

  10. Si, le conseguenze Kate… ma le conseguenze si comprendono pienamente solo nel “dopo”, quando ormai la coscienza del ragazzo è formata pienamente. La mia proposta è quella di aiutare i ragazzi a pensare. Insomma bisognerebbe prenderli per mano e accompagnarli nell’esplorazione di una realtà che gli viene nascosta impunemente dalla società multimediadica moderna. In parole brevi, bisognerebbe amarli e cercare di fargli comprendere che al di la di questo mondo c’è un altro mondo. Ma non parlo dell’aldilà, parlo di un mondo tangibile, che esiste ma non viene vissuto che da pochi, fortunati idealisti.

  11. Sai di cosa parlavo?
    Hai presente la polizia che si fa affiancare dai ragazzi per fare le prove alcolemiche a loro coetanei di notte sulle strade quando escono dalle discoteche, o perchè no magari la dura realtà di fargli vedere con i propri occhi un incidente causato da eccessi di alcol e droghe…anche parlarci ovvio, ma senza peli sulla lingua, con immagini reali.
    Buongiorno Alfonso

    kate

  12. O magari far vedere a questi ragazzi coi propri occhi i propri genitori accanto a loro, che è la cosa di cui hanno bisogno.

    Non possiamo abbandonare i nostri figli, e poi pretendere che vengano su diritti e ben curati. Ci sono genitori che hanno paura a fare i genitori, che “non vogliono fare la parte di quelli che…”, se cono severi, all’antica, proibiscono, richiamano i figli alle proprie responsabilità.

    Ci sono quelli che, magari separati, devono “riappropriarsi della vita”, e quindi la ricerca di un nuovo compagno/una nuova compagna hanno il sopravvento sul fatto di sedersi la sera accanto ai figli a parlare della propria e della loro giornata.

    Ora, come al solito, vado di fretta, ma ho un episodio da raccontarvi sull’argomento (uno in particolare intendo, perché ce ne sarebbero centinaia).

  13. misteria

    Alfonso, le mie parole sono forse profonde perchè nascoste nel mio cuore di pietra, a metri e metri lontano da me.

    Ricordo che quando ero piccola pensavo che ci volesse un corso per imparare ad essere genitori. E quando lo dicevo in giro mi rispondevano: Ma cosa dici? Genitori si nasce” Non era vero e non lo è. Ho cercato di ricordarmi perchè mai avessi detto una cosa così forte. Non riesco a ricordarlo. Ma ricordo anche che nella mia prima confessione ho detto una cosa che il prete momenti sviene: “Dio si è dimenticato un comandamento: onora i figli” che per me non era implicito. Grazie all’educazione rigida ho iniziato a tirare fuori gli artigli, per fare vedere ai miei genitori che c’ero anch’io e che non bastava dirmi “Devi farlo perchè si o perchè lo dico io”. Mi sono posta tante domande e non sempre trovavo una risposta e allora me ne ponevo di nuove. Avevo dei genitori davani come modello. Avevo dei genitori a fianco, che mi hanno preso per mano e condotto dove sono oggi. Ancora oggi sono un modello e una mano per me. Vado spesso ancora in vacanza con loro, e passo molto del mio tempo con loro, e non lo trovo un disonore andare in vacanza con i genitori nè a 15 anni nè a 30, ma un privilegio. Anche i genitori hanno un cuore e un anima. Oggi invece molti genitori hanno un cervello scollegato verso i figli, ma connesso con i propri problemi, la necessità di riscattarsi ai loro stessi occhi, di rifarsi una vita. Questa la priorità di alcuni.

    Quello che molti di noi non riescono a capire che genitori è un privilegio, ma di questo si rende conto chi genitore non lo sarà mai o chi lotta per riuscire a diventarlo.

    Se pur flebile, Kate, la fiammella c’è e non dobbiamo farla spegnere.

  14. Ieri mattina ho preso un autobus per andare al lavoro. Erano le 7.30, e ovviamente era pieno di studenti. Bambini, ragazzini, giovanni donne. Tutti urlanti e schiamazzanti. Che bella la gioventù, ho pensato. Poi ho ascoltato i loro discorsi. Una che gioiva del fatto di essere riuscita ad entrare in una taglia 32 (sì, 32!!), un altro che raccontava agli amici di essersi preso la sua prima sbornia (a 14 anni), un’altra che imprecava peggio di uno scaricatore di porto.
    Sono scesa dall’autobus sollevata, seppur con un accenno di mal di testa, pensando: menomale che quell’età almeno per me è passata.
    E se mai avrò un figlio spero di potergli insegnare ben altri valori. L.

  15. Il commento di Livy mi riporta alla mente che vi avevo promesso un episodio, e l’episodio è semplicemente questo. Quelli nuovi dell’ambiente non avranno letto questa storia: la L. di cui parlerò nel mio racconto è una delle due bulle del post e commenti.

    Un giorno, qualche anno fa, mia figlia e una sua amica chiesero alle rispettive madri di poter prendere un autobus, perché si sentivano pronte per questa esperienza. Presero un autobus noto per raggiungere un luogo noto, mangiarono da sole in un ristorante noto e poi si apprestarono a tornare a casa; senonché, ignorarono il fatto elementare che per tornare a casa l’autobus andava preso nel senso opposto. Insomma, presero l’autobus nello stesso senso dell’andata e si ritrovarono in un luogo sconosciuto, per la precisione in una desolata e inquietante stazione. Spaventatissime, nonostante fosse giorno, fossero in due, ed entrambe col telefonino, si industriarono per tornare a casa in qualche modo (oggi la raccontano come un’avventura divertentissima) e si girarono mezza città sugli autobus più strampalati, senza neanche sapere che indicazioni chiedere.

    Una sera mia figlia mi disse: “Sai mamma, credo che L. (12 anni, ndr) , quando va in giro la notte a mezzanotte, l’una, abbia la stessa paura che ho avuto io quel giorno in quella stazione”.

    “Mazzanotte l’una???” esclamo io strabuzzando gli occhi. “E la madre dov’è quando lei va in giro a quell’ora?”

    “Perché” mi risponde mia figlia con gli occhi bassi “L. ha una madre?”

    Io mi ricordo che i miei amici, le mie amiche, per darsi un bacetto o fumare una sigaretta sotto gli occhi vigili di madre, padre, nonni (soprattutto nonne) dovevano faticare un bel po’, e non c’era la possibilità tecnica di fare molto di più. Oggi molti ragazzi sono abbandonati a se stessi perché i genitori si devono “realizzare” (tradotto, fallire come genitori dopo aver già fallito come persone).

  16. Mi piace che ci siano delle esperienze da raccontare da parte di tutti… questo è il significato dei blog, scambiare pareri e informazioni.

    Grazie di cuore a tutti.

  17. Grazie Diemme, anche a tua figlia e a tutti i bambini del mondo!
    kate

  18. Bellissimo il racconto di Diemme vero Kate? Soprattutto molto molto esaudiente come esempio.

  19. Piucchealtro è una storia tristissima, e pare che i servizi sociali non possano intervenire. La madre ha minacciato di picchiarmi se mi fossi intromessa, e io mi sono intromessa proprio perché, con le buone o con le cattive, la cosa venisse a galla. Mi hanno detto che la ragazza ha abbandonato gli studi e ha preso una brutta strada, mentre la madre ha lasciato il padre della ragazza e non gli permette di vederla, ha lasciato il secondo marito che voleva bene a quella bambina, ma che ora è costretto ad allontanarla perché non vuole avere a che fare con la madre…. Ma c’è chi dice che “non sono affari nostri”, c’è chi mi dice “Inutile che cerchi di salvare il mondo, il mondo va così e tu non puoi fare niente”, ma io non mi do pace di quel tesoro di ragazza che sta finendo così…

  20. Diemme, di casi del genere ce ne sono a centinaia dove abito io… storie di degrado sociale e economico, dove l’unica strada da percorrere sembra essere quella della delinquenza o della prostituzione. Da noi si usano i minorenni per commettere reati perchè si sa che non possono essere puniti. Infatti regolarmente vengono riaffidati alle “famiglie” (ma ti assicuro che è un termine grosso) e ritornano regolarmente a delinquere.
    Credo che finchè al mondo ci saranno disparità economiche e sociali, ci saranno sempre bambini che non vivono da bambini e adulti che li usano (alcuni perfino in guerra) per i loro lerci affari.

  21. misteria

    Quante storie tristi. Quanti volori dissolti nel nulla.

    Leggendo i vari commenti mi è tornata in mente una storia triste, ma tante ce ne sono in giro.

    Lei si sposa perchè in cinta. Forse gli avà voluto bene, ma il suo cuore è morto in quell’incidente con il suo grande amore. Aspettavano di diventare maggiorenni e lui si è schiantato in moto. Con lui è morto anche il cuore di lei. Leggera nell’aria. Dieci anni dopo si sposa e una una bambina e qualche anno dopo un bimbo. Lui si stanca e inizia a vivere. Va in giro e si fa la bella e ci esce abitualmente. I bambini vanno in crisi. Lei molla la scuola in prima superiore e sta un anno a casa a fare nulla ed è sempre in giro giorno e notte. Il bambino soffre in silenzio. Lei piange e lavoricchia per dare da mangiare ai bambini. Vivono insieme nella casa di lui. Sofferenza, degrado, ignoranza. Adesso lei fa la commessa ma non ne ha voglia. Questa è una storia triste di una famiglia triste. Lu sembra ritornata sulla sua strada (ma la bella c’è sempre). Paese piccolo e le voci corrono.

    Che tristezza….

  22. Saranno centinaia le storie simili… chissà se un giorno non ne avremo più da raccontare.

  23. CIELO !!! Mi è venuta la pelle d’oca ….

  24. Spero di non averti spaventato… 🙂

  25. Ciao
    mi ha segnalato questo post Diemme ed è davvero uno spaccato di un realtà che esiste. Sono madre di 5 figli di cui 3 adolescenti e sono anni che frequento corsi sulla genitorialità per affrontare al meglio questo periodo di cambiamento davvero sconvolgente in ogni tempo.
    Ho un bellissimo rapporto con i miei figli ma questo non li preserva dal fare le solite ragazzate adolescenziali che spesso sono al limite di un filo sottile di incoscienza che potrebbe sconfinare “oltre”.
    E’ inevitabile lasciarli comunque andare, quello che cerco di far capire loro in ogni modo è che io ci sarò sempre per loro anche se solo come spalla su cui piangere.
    Ho anche aperto un blog sul tema, http://adolesco.wordpress.com fatto di riflessioni di vita quotidiana intorno alla loro adolescenza (dei miei figli), perché mi sono accorta che nel mondo internettiano c’è ben poco dedicato a questa età se non siti scientifici o psicologici, molto su allattamento, primi anni di vita, ciuccio si ciuccio no…tanto fino ai 12 anni poi un buco che corrisponde poi al buco reale che troviamo nella società di oggi nei confronti dei nostri ragazzi, visti solo nelle occasioni di cronaca negativa, quando bisognerebbe fare qualcosa prima. E’ bella la tua idea di creare gruppi di incontro tra adolecenti del tuo paese, fallo se puoi hanno molto bisogno di condividere e per loro è più facile farlo fuori dalla famiglia di origine!
    tornerò a leggerti con piacere.
    Polly5vm

  26. Grazie Polly e grazie a Diemme che ti ha segnalato il post. Io ho due figli, entrambi adolescenti e non ti nascondo che la paura che possa accadergli qualcosa è sempre attuale. Il problema è che la società, piano piano, fa passare i messaggi negativi per buoni, pensa allo smantellamento della famiglia naturale -ritenuta ormai obsoleta- , alle trasmissioni televisive -che invitano a bersi una cocacola che tanto tutto passa-, all’aborto facile, e potrei continuare all’infinito.
    Ci sono stati altri tempi che hanno segnato un passo negativo nella storia dell’umanità, ma questo mi appare molto più feroce.
    Bisogna lavorare affinchè i ragazzi riescano a ricostruire ciò che stiamo tentando di distruggere o che abbiamo già distrutto.
    Sto scrivendo un romanzo sul disagio adolescenziale, su come dei “normalissimi” ragazzi, infettati dalla ipocrisia degli adulti, possano diventare degli assassini ed essere felici di esserlo.

    Felici di averti avuto nel mio blog.

  27. Questo blog mi piace sempre di più non ho dubbi!
    Ciao kate

  28. Ciao Kate… mi fa piacere.

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