E’ tanto che non scrivo, le parole sembrano essere imprigionate, agili delfini arenati sulla sabbia, intrappolati nella rete di placidi pescatori, luce di lampara in affannata lotta con il buio.
La penna annaspa quando le idee devono trovare la via d’uscita dal labirinto della mente, come se la destrezza venisse svilita dalle maglie strette dei pensieri e, scivolando come serpe, sbattessero continuamente la testa contro il muro della necessità.
Anche in questo momento fatico.
Eppure ho tutto chiaro, vocali, parole e consonanti. Tutto ha senso solo dentro di me, e mi sento guardiano di me stesso, sentinella che tiene ben chiuso l’accesso con l’esterno, un fare macchinoso teso a bugiardi pretesti.
Vorrei scrivere di me, del mondo, di politica o di vita, ho tutto chiaro in mente.
Ecco, mi fermo in cerca di parole, spremo il cervello come un agrume secco, e il poco succo che ne esce è senza consistenza, come se il tempo, guerriero senza pietà, avesse preso per se il meglio e l’avesse fatto evaporare al sole cocente dell’esistenza.
Riprovo, poco alla volta, goccia a goccia, sillaba a sillaba, come un bambino che deve imparare.
E ricopio paginette.
Non ho tempo, non ho voglia.
Rimando, ancora una volta, i compiti a domani.

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uhm..è un errore rimandare…
ma se non si riesce a scrivere …proviamo a chiacchierare…chissà…magari qualcosa arriva…
un refolo di vento?…a volte porta buone idee…
Ciao Alfonsosemprepiùsilenzioso.
vento