Se vi fosse un tempo per il perdono, come quando allo scoccare della mezzanotte gli auguri scoppiettanti si sprigionano come per magia, se vi fosse tale tempo, incornicerei il mio sorriso, congelerei l’attimo e verrei fuori dal mio corpo, così, per guardarmi faccia a faccia con me stesso.
Di fronte a me stesso, poi, sogghignerei, per gioco, come quando ai bambini rubi caramelle per dispetto, così da godere del broncio che fa simpatia, per poi restituirle quando lo svago prende la direzione del serioso.
Mi guarderei di lato e prenderei in giro me stesso per la pancia, siluette divertente di chi l’età comincia a scombinargli cellule e capelli, a strapparne ciocche per tingerle di bianco, a curvare schiena e gambe, a disegnare rughe agli angoli degli occhi, sguardo che ritorna bambino, viso che si cruccia ad alcun motivo, tempo artista che dipinge solchi e pieghe e ci rende molto saggi, l’apparente beatitudine della senescenza.
Se vi fosse questo tempo, amerei perdere tre minuti con me stesso e di perdono abbracciarmi, darmi una pacca sulla spalla e, come mio migliore amico, bere insieme per dimenticare tutti i miei errori.

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ma esiste il tempo del perdono di se stessi, basta cercarlo…
Non si può saper perdonare gli altri se prima non si è perdonato se stessi , è difficile , è come scalare una montagna ripida, ma è un percorso che ognuno di noi deve fare prima o poi .
Resto incantata per il modo in cui lo hai scritto non è facile .
C’è sempre tempo per il perdono… vero è che spesso è più difficile perdonarSi!
il mio lo aspetto sempre…..
vento