Una domenica in famiglia

Ci eravamo seduti a tavola.
I posti erano assegnati perché un giorno, non ricordo precisamente quale, c’era stata una dura lotta per la presa. I territori erano stati assoggettati come patrie vinte in seguito ad una guerra.
Il nonno e il papà erano seduti a capotavola, la mamma aveva conquistato la postazione vicino alla cucina, io e gli altri avevamo siti  strategici che permettessero di “buttare” l’occhio alla televisione accesa.
-Ai miei tempi… – aveva cominciato a dire il nonno.
-Quando si mangiava, si stava  in silenzio. – avevamo completato in coro la frase.
Papà mi aveva guardato di traverso e, con un gesto della testa, mi aveva imposto di spegnere la televisione.
Feci finta di non capire e lui se ne era dimenticato presto.
Peppino, il fratello minore, si era messo a disegnare cerchi nel piatto vuoto producendo un suono stridulo.
-Che ca**o – aveva urlato mia sorella -Ti ho detto migliaia di volte che mi fa “rattrappire” la pelle.
Peppino aveva continuato incurante fino a quando Maria lo aveva colpito con uno schiaffo alla nuca.
-Ahia, mi hai fatto male!
-Se non la smetti ti faccio nero peggio di Barry White.
-Guagliò[1], la volete smettere? – disse mio padre ribellandosi e minacciando mia sorella con un gesto che non lasciava dubbi.
-Io… io ti vattessi[2] proprio. – replicò mentre la colpiva con un pugno chiuso stando attento a non farle troppo male.
-Lasciali stare, so guagliuni. – aveva detto mio nonno risvegliandosi dal breve letargo in cui era caduto.
-So’ guagluini stu ca**.
-Maria vieni a prendere i piatti.  – aveva gridato mia mamma dalla cucina.
-Uffà, sempre io.
-Sei la donna di casa, muoviti! – aveva sentenziato mio padre.
-Ai miei tempi…
-Le donne non si lamentavano mai. – concludemmo tutti in coro.
Gli ziti[3] con il ragù riportarono la calma. Anche bobby, attratto dall’odore, si risvegliò e pretese la sua razione.
-O’ cacciuttéllo adda sta’ fore![4] Hisc alla’.[5] – aveva gridato la mamma.
-I signori non si comportano così a tavola. – aveva detto papà -Sembriamo una tribù più che una famiglia.
Quando Peppino aveva fatto volare un maccarone[6] usando la forchetta come una catapulta la stizza di mio padre si era trasformata in delusione.
-Simmo[7] proprio ‘na famiglia di merda! – disse scuotendo la testa.


[1] Ragazzi

[2] Picchierei

[3] Pasta corta

[4] Il cane deve stare fuori

[5] Via di qua

[6] Maccherone

[7] Siamo

9 Risposte

  1. Ahahahahah Alfonso, l’unica rimbambita che ha lasciato il commento di là nell’altro tuo post sono io ahahahahahah e sì che lo sapevo pure … Porta pazienza va’, ora sono di qua. Carino questo posto. Carino anche il tuo post :-) mi ha fatto sorridere ^_^ un abbraccio e buona giornata :-)

  2. Non preoccuparti Elena, avevo letto il tuo commento.
    Si, ogni tanto bisogna anche scrivere delle sciocchezze per sorridere un po’. Buona giornata.

  3. Bellissimo spaccato di Vita realistica…
    Mi è sembrato per un attimo di esserci anche io seduta a quella tavola tanto mi sono immersa nel racconto..
    Il mio abbraccio grande.
    Lilia

  4. Scusate dottò,ma per un napulitane comme a vuje, scrivere così malamente in vernacolo è grave, assaje…nun me ricìte niente, ma vuje canuscite meglio ‘e me la lingua…pecchè allora nun ‘a curriggìte sta cosa?I tempi verbali, alfò…i tempi, in che lingua te l’aggia rìcere?
    Na scassac*** comme a mè addò ‘a truove?
    Comunque, al di là di queste piccole osservazioni, il racconto, pur nella sua semplicità di redazione, denota una forte valenza didascalica: uno spaccato della famiglia d’un tempo, nella quale si realizzava un valore fortissimo, purtroppo dimenticato nel tempo odierno: la sacralità del raccogliersi attorno al desco, ove a parlare erano gesti muti e un comune sentire, fortemente coeso.
    Ottima prova, amico mio.

    Carmen

  5. ci sono.
    ci sei?:-)

  6. Ai verbi penserò quando avro la testa per farlo Carmen. Perdonami. Grazie per le osservazioni che sono preziosissime, ma adesso non me la sento proprio di mettermi a fare correzioni.
    Smack

  7. Ciao Roberto… si, ci sono, in parte. Ti chiedo perdono della mia assenza ma sto attraversando un periodo non particolarmente felice.
    Grazie per avermi fatto visita.

  8. Grazie Lilia, sei sempre molto, troppo, gentile. :)

  9. Spero di aver corretto tutto Carmen. :P

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