A volte, per caso o perché lo vogliamo, incrociamo le nostre esistenze con altre presenze, luoghi e avvenimenti che ci sembravano scartati dalla normalità che abbiamo sempre vissuto. Avvenimenti, scoperte, rivelazioni che modificano radicalmente la nostra vita, il nostro cammino interiore e le aspettative reali.
Allora, quello che fino a quel momento avevamo percepito come l’insolito diviene vero e viene vissuto come personale evento, come circostanza rara che non si concilia con il reale, un segreto da conservare gelosamente per evitare che l’altro, l’alieno, il diverso da noi, se ne appropri e gratti via quel velo di magia che solo noi riusciamo a riconoscere.
L’esistenza è fatta di tanti strati, ogni strato nasconde una parte di verità, custodisce un enorme carico di gioie e sofferenze, integra ragione e sentimento. E’ somma suprema del vissuto consapevole e del non consumato perché nascosto negli spazi infinitesimali che si formano tra tali falde, lamine che a tratti scivolano su di esse e lasciano scoperta la loro faccia vera, la espongono spietatamente al sole della vita, dove viene consunta e ridotta a sterile apparenza.
Ma quando si sperimenta l’essenza vera dell’esistere, le circostanze che ci guidano verso la verità, la sussistenza di un progetto superiore e ordinato, quando il cuore cammina ad un passo davanti a noi e l’anima riconosce il suo divenire, possiamo dire che nessun sfaldamento, nessuna apparente distruzione, nessun sole sarà mai in grado di consumare l’esistenza e ridurla a semplice apparenza, a prato incolto dove possono fiorire solo spine; nessuna muffa saprà insinuarsi negli anfratti dell’esistere fino a quando sapremo riconoscere un ordine supremo, fino a quando atomi sapranno unirsi ad altri atomi armonicamente, vita che genera vita, compostezza che genera consonanze perfette.
E’ così che si sfugge alla normalità o, almeno, alla normalizzazione, a quella sorte di appiattimento a cui si è soggetti quando la vita sembra vissuta in anticipo, quando il domani è sintesi dell’odierno e le speranze lasciano spazio vitale alle illusioni.
Si fugge dalla normalità quando quello che riteniamo magico diviene disposizione alla perfezione e quando incontriamo altre anime che legano la loro essenza alla nostra, quando sappiamo scavare nicchie nel nostro spazio temporale e impariamo ad abitarci, a rifugiarsi in esse ogni qualvolta il mondo aggredisce la nostra evoluzione o la nostra santificazione.
In questi piccoli spazi ritroveremo la nostra sete di perfezione, quella promessa, senza bisogno di andare lontani dai luoghi che abitiamo, cercando l’estasi che è ottenibile da ogni persona che vuole sperimentare la somiglianza all’Infinito. Un’estasi che si verifica ogni volta che osserviamo il banale che riempie il tempo della nostra esistenza, un’estasi facile, immediata, fresca come acqua di fonte, un’estasi ordinaria e, proprio per questo possibile. Una condizione che trasporta l’anima verso il cielo e ci fa osservare le cose dall’alto, ce le fa apparire realizzabili, possibili, vicine al nostro essere, distanti dal non esistere.