Venne presa per mano con forza, era il momento di affrontare il mondo, di confrontarsi, conoscere, incontrare altre esistenze.
Un trauma!
Il primo giorno di scuola lo è per tutti. Si viene strappati agli affetti familiari, introdotti in un luogo dove ci sono solo bambini che urlano, si disperano e si dimenano mentre piangono cercando di raggiungere le madri che provano ad allontanarsi. Alcuni approfittano del baccano per rubare caramelle dalle tasche degli altri. Continua a leggere
Erano le 2 e 37, Totore si era svegliato con la voglia di pisciare, gli succedeva spesso negli ultimi tempi. Il medico gli aveva detto che era per colpa della prostata e lui aveva avuto paura di indagare ulteriormente, così si accontentava di essere svegliato quasi tutte le notti dal bisogno impellente.
Quella notte però aveva qualcosa di strano, a cominciare dal fatto che gli erano sparite le pantofole e un puzzo di bruciato, simile a quello dello zolfo delle botti di zio Alfredo, gli solleticava le narici come quella volta che aveva provato a sniffare una striscia di pepe. Continua a leggere
Hanno detto che Bill Gates è l’uomo più ricco del mondo.
È come se sei miliardi di persone dovessero estrarre una carta da un mazzo di altrettante carte ed estrarre quella fortunata, è un bel da fare per la sorte. Continua a leggere
Immaginate di svegliarvi una mattina mentre qualcuno vi accarezza la testa. Voi sorridete e ricambiate con un bacio sulla guancia. L’odore del caffè si avviluppa al sapore fresco di un cornetto caldo che vi è appena stato portato dal vicino di casa, voi gli avete donato la fetta di torta alle fragole che lei ha preparato la sera prima.
Vi vestite e lei si veste, è ora di andare al lavoro. Quello vecchio lo avete lasciato, era alienante perché non vi piaceva e così ,il datore vi ha fatto assumere presso quella galleria d’arte che andavate a visitare almeno una volta al mese, eravate estasiati mentre il vostro sguardo si perdeva nei colori del Botticelli e nelle linee perfette del Michelangelo. Continua a leggere
Sono certo di non esistere, non più almeno, da quando la tua memoria ha stinto il ricordo del mio sorriso. O forse non ci sono mai stato, nei tuoi occhi, nel tuo cuore, nei sogni che hanno coccolato la tua tenera adolescenza, probabilmente mi hai guardato senza vedermi e nessun ricordo riaccende il motore di quel proiettore antico, dove dentro girava quella vecchia pellicola tra sfarfallii e lampi di luce improvvisi. Continua a leggere
[...] mani accarezzavano il suo corpo insinuandosi in angoli che nessuno aveva mai toccato, neanche lei stessa.
Si sentì stringere in una morsa calda e dolorosa, era prigioniera.
Aprì gli occhi atterrita, cominciò a gridare. Non servì a niente. Si abbandonò a quel rituale antico, di uomini senza anima, esseri senza vita, scheletri di un’esistenza ingannatrice, specchi che riflettono nebbie e odore di zolfo.
Poi un fiume di raccapricciante e calda essenza pose fine al terrore. Le lenzuola si colorarono di sangue e lacrime, di miseria e delusione.
Restò con gli occhi aperti, a fissare il vuoto. Sopra di lei il cielo sembrava essersi dimenticato di esistere.
Il cuore un pezzo di carne sanguinante, dello stesso colore delle lenzuola, sporco come quando aveva disubbidito al padre marinando la scuola.
Non ne avrebbe mai parlato con nessuno.
Sfoglio i giornali stamattina, in questa domenica dedicata alla Madre, mentre negli occhi lucidi di vecchi, bambini mai redenti, luccicano luminarie che si accenderanno in suo onore, stasera, quando lo struscio assumerà i contorni del trash più ambizioso. Mio padre, mentre noi ci affannavamo a indossare il vestito per la festa, diceva, un giorno qualcuno dirà: “quanto erano fessi i nostri antenati, accendevano le lampadine e ci passeggiavano sotto”, tipo tosto, anticlericale fino al midollo, che non sdegnava la preghiera per qualche povero cristo come lui. Continua a leggere
Io vorrei tanto parlare con Te di quel Figlio che amavi
io vorrei tanto ascoltare da Te quello che pensavi,
quando hai udito che Tu non saresti più stata tua
e questo Figlio che non aspettavi, non era per Te.
Io vorrei tanto saper da Te, se quand’era bambino,
Tu gli hai spiegato che cosa sarebbe successo di Lui
e quante volte anche Tu di nascosto piangevi, Madre,
quando sentivi che presto l’avrebbero ucciso per noi.
Io Ti ringrazio per questo silenzio che resta tra noi,
io benedico il coraggio di vivere sola con Lui,
ora capisco che fin da quei giorni pensavi a noi,
per ogni Figlio dell’uomo che muore Ti prego così: Continua a leggere
A volte sembra bastare, la Provvidenza non è il caso.
Altre volte il destino sembra accanirsi, mentre sai bene che non esiste.
È così la vita, carta che ingiallisce con il tempo, libro dalle pagine bianche che bisogna scrivere e inventare, barcamenarsi, ingegnarsi per evitare errori, giacché non c’è nessuno che può correggere, l’esistenza non si abbozza, è segno indelebile e, spesso, indecifrabile per chi legge.
Vi sono capitoli che vanno chiusi, versi che devono restare muti, che a volte basta poco per offendere e offendersi.
Ci vuole stomaco per accettare tutto, l’inferno non è altro che indignarsi per la vita, il paradiso è viverla sorseggiando l’amaro che si sente, e gioire, godere delle stille di infinito che planano in terra in una calda giornata di primavera, come oggi, quando il sole ha sorriso e la gente s’è bagnata al suo calore.
Ripropongo un articolo apparso su Dubito.it, mi pare che sia al passo con i tempi che stiamo vivendo.
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Le prime elezioni della storia d’Italia, dopo il periodo fascista, si tennero nel 1946, in una soleggiata giornata di luglio, precisamente il 2.
Si recarono alle urne il 62% degli aventi diritto, incaricati di optare tra repubblica o monarchia e di scegliere, inoltre, i 556 deputati dell’Assemblea costituente.
Mentre, però, già si era a conoscenza di cosa fosse la monarchia, quella della repubblica era una novità. Gli italiani scelsero la seconda, un po’ perché gli piaceva la freschezza del termine, un altro po’ perché il Re gli aveva fatto qualche dispetto di troppo.
Discorso diverso meritano i politici candidati. Continua a leggere












