C’è un libro che ho letto, “La solitudine dei numeri primi”, premio Strega. Scritto bene, senza grandi scossoni, guida il lettore per mano e lo porta fino alla fine, gli chiede di stare tranquillo che, tanto, la storia non devierà da quello che ci si aspetta. E’ la solitudine dei primi, di quelli che, per un motivo o un altro, si ritrovano a recitare il ruolo numeri uno o dei primi (L’autore ha saputo giocarci bene su questo).
Perché sto parlando di questo libro?
Perché pensavo al significato della solitudine, alle accezioni, alle diversità della stessa solitudine.
Perché pensavo a se si dovesse essere per forza numeri uno per sentirsi soli, oppure ci si potesse sentire tali anche essendo numeri due, o tre, o cento.
Mi sono ritrovato per l’ennesima volta davanti alla home di Facebook e un senso di solitudine profonda mia ha colto di sorpresa. Si, perché non te l’aspetti, perché resti spiazzato a ritrovarti in una “piazza” dove sono presenti centinaia di amici e provare un senso profondo di isolamento.
Stai chiuso in una stanza, tu, un monitor e una tastiera. E questi sono gli unici tuoi compagni, e potresti scrivere ciò che vuoi, ma poi pensi che l’uno o l’altro si possano offendere, e desisti, e cerchi il video carino da youtube, e rimesti nella tua coscienza per zittirla.
Il Giordano dovrebbe provare a scrivere un altro romanzo: “La solitudine dei numeri”, perché tali si è quando si entra nel meccanismo della condivisione on line, perché i “numeri uno”, su facebook non ci sono, perché facebook è lo scrigno che contiene migliaia di solitudini che fanno numero, perché i numeri primi non sono mai soli se non nel mondo matematico.

Ronn’ Amalia: una signora di mezza età vestita di nero, grassa, donna del popolo, ha votato per Berlusconi. “Quei fetenti di sinistra se ne devono andare a casa”, aveva detto quando Don Peppino, il parroco, le aveva portato i bigliettini delle elezioni.







