“Ama te stesso” di Alfonso Mormile, è la storia di Marco, segnata dolorosamente dalla presenza silenziosa, ma totalizzante, del figlio Tommaso “un bel bambino, sorridente e vivace”, che vive però in un mondo tutto suo, senza alcun contatto con la realtà.
L’azione si svolge attorno a questo nucleo centrale: l’attesa spasmodica di Marco di poter comunicare con Tommaso, la gelosia per la moglie Angela, che vive un rapporto esclusivo con “suo” figlio e una monotona quotidianità, scandita tra gli acquisti al supermercato, le visite alla madre, il lavoro.
Dietro questa vita apparentemente normale, però, c’è un uomo, che vive un’altra realtà, quella della sua anima, con le sue introspezioni e le sue riflessioni.
Il protagonista si guarda dentro con lucidità e mette a nudo il male di vivere, l’angoscia, la solitudine, l’isolamento dal mondo moderno e da una società corrosa dal materialismo e dal consumismo.
Ed è un continuo intersecarsi, scindersi, ricomporsi di due piani, quello reale e quello della fantasia: l’acquisto dei palloncini al supermercato gli offre l’occasione per descrivere un’umanità incoerente, che cede “all’ultimo, disposto a regalare una falsa felicità con il mezzo del possesso”.
La visita alla madre lo fa riandare, con nostalgia, alla sua infanzia, fatta di “sogni impastati con la realtà”, alla continua ricerca della perfezione, ma anche all’immagine di se stesso, che indossa una maschera per apparire diverso, per distinguersi dagli altri.
In questo scenario non manca però il tormento per la consapevolezza che, dietro quella maschera c’è lui, solo lui, con i suoi limiti, uguale agli altri “solitario vagabondo dell’universo”, con la sua ansia di protezione, con il suo berretto calato sempre in testa, anche di notte, a mò di schermo ideale contro la sua angoscia.
Schiacciato da questa quotidianità egli si sente sempre più solo e si aggira col “passo dannato dei persi”, nell’attesa di qualche “goccia di esistenza”.
La goccia dell’esistenza sembra materializzarsi con l’apparire di Anna, che gli annebbia la vista con la sua “veste svolazzante”, gli provoca brividi di sensualità con un innocente bacio sulla guancia, che gli fa battere il cuore come ad un bambino che ha progettato di rubare la nutella.
Ad un Marco, vinto dall’angoscia, schiacciato da un dramma familiare e dalla impossibilità di comunicare con la moglie, si sostituisce, almeno all’apparenza, un Marco nuovo, totalmente preso da Anna, vinto dalla suggestione dei suoi sogni, cui diventa persino estraneo l’odore della sua casa.
Ma la realtà è ben diversa e Marco è ancora una volta un vinto, perché consapevole dell’ineluttabilità di una decisione, che egli sa sbagliata. “Era come se una forza misteriosa e potente agisse per conto mio, stremava i miei propositi, mi rendeva un incapace”.
La farsa della sua vita si conclude drammaticamente.
La follia di Angela, adombrata sin dall’inizio, esplode in tutta la sua intensità e a marco restano solo “lacrime a coprire la vergogna della sua esistenza”.
L’opera di Alfonso Mormile, pregevole anche per il linguaggio, in cui la parola diventa musica per la sua capacità evocativa e per le risonanze che provoca nell’animo del lettore, si inserisce, a pieno titolo, nel panorama culturale attuale per l’accentuata sensibilità nei confronti:
-degli aspetti limitanti e profondamente negativi della condizione umana;
-dell’assurdità dell’esistenza dell’uomo sbilanciata tra l’infinto delle aspirazioni e la finitezza delle possibilità;
-del contrasto tra l’opacità indifferente dell’universo e il desiderio umano di felicità e di chiarezza.
Francesca Falco
Filed under: ama te stesso | Lascia un commento »