L’altro blog

Il libero cazzeggio di un Napoletano

Ultimo post inserito: Lezione diciannovesima (Non è vero ma ci credo)

Lei vince sempre

Nemmeno ricordo come sia cominciata questa storia. Ricordo, però, che non era più tardi di pochi giorni fa, che il sole aveva illuminato la mattina ma che verso le quindici si era nascosto dietro a grandi nuvoloni neri.
Sarà stata quell’aria particolare, il venticello continuo e caldo, la leggera pioggerellina che sembrava un velo steso davanti agli occhi, quei maledetti tergicristalli che avrei dovuto cambiare da sempre, fatto sta che mi ci ritrovai dentro senza nemmeno accorgermene.
S’infilò subdola dentro di me, raccolse le mie forze e ne fece brandelli, sprigionò l’irruenza della sua fresca età, frappose un muro tra me e la mia capacità di controllare i gesti.
E mi fece male sapere di non avere difese, lei mi aveva preso e io ero restato a guardare, come fanno i bambini davanti a grappoli di palloncini colorati, come un fesso in poche parole. Continua a leggere…

E’ carta straccia

E’ carta straccia quando scrivo di me. E sfugge la comprensione dell’essere, il difendere l’assoluto come un cucciolo impaurito. Girare per il mondo e sapere di essere fermi a scartare i regali dell’ipocrisia, dalla tua, della mia, di chi cammina e cerca di comprendere i miei stessi passi.
No, non voglio essere criptico, mi basta di sapere che gli altri siano convinti della mia sincerità, che mai è venuta meno, e che anche nella tempesta infinita di questa esistenza, ha trovato un posto nello scrigno delle percezioni certe, dentro la mia anima, nel mio cuore, nell’assetata speranza di giorni migliori.

E’ carta straccia quando provo a spiegare le ragioni delle debolezze umane, dell’incedere lento di amori e delusioni, delle occasioni mancate e delle gioie vissute.
Ho piedi e mani, occhi e orecchi, annuso il tentativo dell’infinito e rigetto la dimenticanza dell’essere.
Scolpisco stratagemmi che possano portarmi dove gli altri arrivano facilmente, dipingo i quadri della ragione per poter ammirare l’estrema bellezza di questo universo, mentre il mondo assume contorni sfumati e sfrangiati dalle illusioni del prossimo minuto.

E’ carta straccia se provo a raccontare di chi si affligge per l’altrui sofferenza.

Update: nuovo post su diventare napoletani

Due riflessioni…

… o una con l’introduzione.

Ho un brutto vizio, non do’ per ricevere e non voglio ricevere per dare.
Tra i miei parenti oramai serpeggia la voce che io non sia umano, o che non sia un parente, oppure che quando ero piccolo ho subito un brutto trauma, in quanto non è normale che non si possa chiedere nulla in cambio quando si dona.
Le cose non stanno proprio così, il fatto è che a me piace donare spontaneamente e ricevere senza chiedere.
Facendo di conto, ad un certo punto, ho capito che quando i parenti mi invitavano a un matrimonio o una qualsiasi altra festa, lo facevano per avere in cambio il regalo che mi avevano fatto quando mi ero sposato io e così, a un certo punto ho iniziato a dire, pari pari, quella che avevo nella testa: “Ci avete rotto i coglioni con il vostro falso piacere di avermi alle feste”. Qualcuno ha gridato allo scandalo, qualcun altro ha sorriso e ha detto che avevo le palle, pochi hanno accettato questa mia diversità e hanno continuato ad avere un rapporto di amicizia con il sottoscritto.
Con il passare del tempo ho capito che era possibile applicare questo atteggiamento non solo con i parenti ma anche con gli amici, reali o virtuali.
Certo, mi fa piacere ricevere delle visite nel blog, e mi fa altrettanto piacere ricambiarle. Ma quando tutto ciò diventa un obbligo mi viene voglia di ripetere…

Il caso Marrazzo ha scosso le coscienze (?). Mi chiedo se si possa ancora parlare di coscienza e in che termini. Ciò che ci rende coscienti è la capacità di argomentare criticamente gli avvenimenti ed essere “presenti” alla realtà.
Si ha coscienza quando si cerca per far passare per buona ogni cosa di cui l’essere umano è capace? Non ne sono sicuro.
L’uomo in potenza è capace di tutto, di ogni bene e ogni male, è altresì capace di far passare per buono anche tutto ciò che sarebbe “moralmente” deprecabile. Ammesso che la morale sia qualcosa di soggettivo, mi chiedo come mai quella “storica” perda di significato ogni volta che si mette a confronto la libertà con il libero arbitrio. Per dirla breve: Marrazzo era libero di andare con il trans e, contemporaneamente, non libero di vivere come meglio credeva; potenza dei media.
Il crocifisso in classe offende, quindi va tolto, però si può tranquillamente bestemmiare che tanto non è più offesa, si possono mostrare le tette in televisione, si possono mandare bambini in guerra o farli diventare soldati, e ammazzarli ingerendo una pillola e, non in ultima analisi, si può permettere che il termine “trans” sia adottato per specificare un genere da rivalutare in quanto compie un esercizio utile alla società, e guai a parlarne male. Tutto questo sotto i nostri occhi che non riescono a vedere oltre il “Marrazzo” di turno e fino alla prossima scopata di Berlusconi.

Eclisse (frammento)

-Vieni Eclisse. Micio, micio.
Lui è venuto e ha cominciato a fare le fusa.
-Voglio insegnarti a parlare, non posso passare la vita a fare dei gesti e a sbaciucchiare l’aria quando ti chiamo.
L’ho accarezzato e lui, da buon gatto, sulle prime non si è fidato, poi ha rizzato la coda e si è sdraiato a pancia all’aria per ricevere la dose di coccole.
-Impara almeno il tuo nome, oppure il mio. Potresti anche chiamarmi papà se ti va. Su, sforzati.
Niente, il gatto non voleva saperne di parlare. Poi ho pensato che se lo avesse fatto sarebbe stato un bel guaio. Si, perché tutto ciò che non è previsto dalla normalità, prima o poi diventa un problema. Sarebbe diventato un fenomeno da baraccone, io sarei apparso a quelle strane trasmissioni televisive dove fanno vedere l’uomo più alto del mondo e quello che mangia trenta scarafaggi in due minuti netti, e Eclisse mi avrebbe guardato di traverso. Avrei dovuto chiuderlo in una gabbia per portarlo in giro e non sarebbe stato più libero di arrampicarsi sui pali. Io sarei diventato ricco e famoso, ma lui un gatto infelice per tutta la vita.
Meglio lasciar perdere, se continuiamo a comunicare come abbiamo sempre fatto non contravveniamo a nessuna regola, e allora avremo la certezza di restare quello che siamo: io un pancione sdentato e lui il gatto che ha il padrone più brutto di tutto il paese, ma almeno sapremo che nessuno ci ha cambiato per inventarsi pezzi di una realtà irreale. L’uomo odia la normalità, è sempre alla ricerca di anomalie e eccezioni, sembra non sapersi accontare del suo essere ciò che è.
Ma io dico che l’albero resta albero finché muore.

Questa realtà

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Foto A.M

Questa realtà mi sfugge, non mi appartiene, è un film proiettato sulla tela immaginaria dell’universo, trapuntata da una miriade di inconsistenze, e finzioni, inventive che non si svelano nemmeno al contatto con il dolore più profondo.
Guardo attraverso il vetro appannato della vita, al di là scorgo il verosimile di ciò che appartiene all’infinito, oltre le gocce, l’alito offusca ancora di più la visione. Eppure il mio respiro si unisce a quello dell’universo e sincronizza strani concetti, inviolabili e accattivanti possibilità, incredibili scenari celati dalla povera realtà, poca in confronto con il tutto. E il tutto mi appare nella sua magnificenza, impossibile da accettare ma che tuttavia si può toccare.
E sfioro,
Attimi di eterno,
Come estranei sul tram.
Chissà se anche l’eterno mi ha sfiorato mentre viaggiavo per la disperazione.
E godo al pensiero
Vivide parvenze atteggiano una danza che mi trasporta dove la fantasia assume la forma del tangibile.
Vorrei dipingere ciò che vedo e raccontarlo a chi ciecamente rincorre il sogno della finitudine.

L’oltre è offerto solo a chi scommette, oltre ogni impossibile supposizione, che il suo ultimo respiro sia il primo di una nuova, sbalorditiva, esistenza.

 

Update: Aggiornata la sezioneUn racconto al mese“.

Vorrei…

Vorrei addormentarmi per risvegliarmi dove il giorno ha il colore dei sogni, per imprimere una diversa tonalità a questa esistenza, per addolcire l’amaro dell’assenza della beatitudine, per ingigantire i miei passi e arrivare presto alla meta.
Mi è dato di attendere, scorticare il cuore e arrampicarmi su improbabili miraggi, utopie che non si arrendono alla realtà, tazze di amare vicissitudini, come quelle della mattina appena nata, che sanno di caffè e prossime delusioni.
Vorrei addormentarmi e stendere una coperta sulla mia anima infreddolita, e chiedermi del calore che mi è negato da questa esistenza spesa a correre dietro quello che per altri è il comune vivere, la tranquilla beatitudine dell’uomo comune.
Eppure ciò che agli altri appare probabile, per me diviene impossibile.
Eppure ciò che desidero è quello che agli altri appartiene di diritto solo per il semplice fatto di vivere.
Mi affanno, mi stanco, decimo forze e coscienza, ho mani sporche e braccia stremate, gambe logore e piedi consunti dall’impossibile cammino della quotidianità.
E scopro che, forse, non son degno di vivere da umano tra gli umani.

Grazie Enel

Bimbo muore intossicato dal braciere, da due settimane mancava l’elettricità.

E’ successo a Napoli, dramma della povertà o della ricchezza?

Non so quanto vale una vita e di più non conosco il valore della vita di un bambino.
So che si muore per pochi spiccioli.
So che un sorriso viene spento come la luce nel cesso dopo aver pisciato.
Grazie Enel, ti ringraziamo tutti perché accendi luci e spegni speranze.

Sputerò sulla prossima bolletta prima di pagarla!

Il dolore della zia materna davanti alla casa di rione Sanità

Il dolore della zia materna davanti alla casa di rione Sanità

Fame contro fame.

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                                                            Fame                                                                        Fame

La differenza vorrebbe che, per sottrazione, si arrivasse a un risultato concreto e positivo, al massimo potrebbe essere accettabile uno zero. Questo accade nella matematica “infantile”, quella che se si hanno tre fagioli in una mano e quattro nell’altra, in totale si posseggono sette fagioli. Ma l’uomo è intelligente e ha pensato che se si hanno in mano tre fagioli e se ne mangiano quattro il risultato non sarà impossibile, ma sarà un numero intero negativo. Non nega, quindi, la possibilità di mangiare quattro fagioli se se ne posseggono tre, che tanto quello che non avevi te lo hanno prestato le banche e poi con comodo gliene restituisci due. Comodo tutto questo, si potrebbe pensare. Si, comodo per le banche in quanto non hanno mai coltivato fagioli, ne’ piselli, ne’ tantomeno cocomeri, eppure possono prestarli ricevendone in cambio il doppio, se non di più.
In fondo il meccanismo è semplice: inventarsi i legumi virtuali. Ma mentre ci sono persone che, come diceva il grande Troisi, con l’acqua ci mangiano, ce ne sono altre che l’acqua la possono solo bere se sono abbastanza fortunati, oppure morire perché non possono mangiare il menofagiolo. E in TV impazzano sempre di più  i fame, sui giornali è un continuo viavai di fame, i fame te li ritrovi anche mentre stai nel cesso, e nel resto del mondo si muore di fame.

Puttane

Il centro commerciale era il luogo più freddo che potessi immaginare. Intendiamoci, era riscaldato bene, ordinate file di bocche posizionate sui soffitti dei corridoi, alitavano sui passanti infondendo la giusta dose di beatitudine, quella tranquillità necessaria che permetteva di aprire il portafoglio diverse volte. Ma era freddo per la mancanza di contatto umano. Gli scaffali erano muti, i prodotti posizionati in modo da venderti sempre ciò che non occorreva. Odiavo non poter chiedere spiegazioni, come facevo una volta nel negozio sotto casa, quando Gino mi sorrideva vedendomi entrare, quando anche comprare un pezzo di pane aveva il sapore umano dello scambio.
Nel centro commerciale, non esistevano strette di mano, non c’era chi ti sorrideva, nessuno a cui poter sfogare il disappunto per la partita di pallone andata male il giorno prima. Tutto era misurato nella possibilità di ricavarne denaro, nascosto dietro etichette colorate e codici incomprensibili, posato sugli scaffali come puttane pronte ad andare con il primo disposto a pagare.
“E forse siamo anche noi un po’ puttane, predisposti a farci imbrigliare nella frenesia delle compere, dall’accaparramento insensato di cibo e dolciumi, a farci conquistare dall’ultimo ritrovato tecnologico, così, senza nessun pudore, senza onore, senza alcuna etica che può difenderci da quell’ammasso di incoerenza, mentre cediamo al primo che passa, all’ultimo disposto a regalarci una falsa felicità con il mezzo del possesso”.